Email Marketing ancora in crescita: un po’ di numeri

Ogni volta che mi arriva una DEM mi chiedo il motivo per cui  il marketing delle aziende continua ad usare questo mezzo che credo di non avere mai aperto. E quando a mia volta lo chiedo in giro ottengo “l’effetto Sanremo”: nessuno le ha mai viste o aperte ma, a giudicare dai numeri, tanti di noi mentono. Vediamo un po’ come l’email marketing si è comportato nel 2013. Anzi prima facciamo un breve ripasso di acronimi:

  1. CTR: Click Through Rate, numero di click sui contenuti sul numero totale di mail inviate (o recapitate)
  2. OR: Open Rate, tasso di apertura dell’email sul numero totale di mail inviate
  3. CTOR: è una via di mezzo tra i due precedenti, cioè il tasso di click unici sul numero di aperture uniche

La ricerca è svolta da Mailup sulla base di un campione di circa 12 miliardi di email inviate in un anno e aggregate sia per settore che per tipologia di messaggio. Prima parlavo di DEM ma questa non è l’unica tipologia di email inviata: la ricerca infatti differenzia tra DEM (messaggio promozionale), Newsletter (messaggio informativo) e Transazionale (messaggio personalizzato automatico, trovi la definizione nel nostro glossario).

overview_email_marketing_2013

Il primo dato emergente per quanto riguarda il B2B è un aumento rispetto all’anno precedente dei recapiti che passano dall’88% al 94%, segno di una maggior attenzione alla pulizia delle liste. Come si può ben immaginare la qualità della lista è un dato fondamentale per la riuscita dell’operazione e gli step da evitare di fare sono fondamentalmente 2:

  1. usare indirizzi scaricati da Internet
  2. creare elenchi senza il consenso degli utenti

Se poi si riescono a non comprare liste di indirizzi ma si è fatta una importante azione di lead generation, la performance della campagna sarà ancora maggiore. Il coinvolgimento degli utenti infatti sarà maggiore se alla base della campagna è stata stabilita una corretta profilazione degli utenti. Le cause maggiori di mancato recapito rimangono infatti le solite: indirizzi imprecisi o email errate, problemi di reputazione (spam, blocchi e blacklist).

Come aumentare (o non intaccare) la propria reputazione? Ecco qualche consiglio:

  1. Usare solo indirizzi di chi ha fornito un consenso esplicito
  2. Inviare contenuti coerenti con le attese dei destinatari
  3. La frequenza di invio dovrebbe essere comunicata prima dell’iscrizione
  4. Possibilità di disattivazione semplice ed immediata
  5. Riconoscibilità (format grafico)
  6. Ricordare a fondo pagina dove l’indirizzo è stato raccolto
  7. Possibilità di gestire in autonomia frequenza di ricezione e, se possibile, i contenuti
  8. Rimozione automatica degli utenti che segnalano la mail come spam

Altro dato interessante è l’apertura di oltre il 30% delle email da dispositivi mobile con conseguente maggior attenzione alla creazione delle stesse in modalità responsive. Ciò che invece non emerge (ancora) nelle strategie delle aziende è l’attenzione alla gestione di campagne di re-engagement, possibile sviluppo futuro del mezzo. Le condivisioni delle email ricevute sono aumentate ma non hanno ancora raggiunto i risultati attesi forse perché spesso ci si dimentica di inserire nella baseline la call to action a fare share con gli amici.

Per maggiori approfondimenti rimandiamo comunque alla ricerca completa, che potete scaricare gratuitamente da qui.

Luca Bizzarri