Nonsense marketing: quando l’advertising borderline ti rimane in testa

Benvenuti al primo dei due appuntamenti sul nonsense.

Oggi parliamo di nonsense, o meglio, di quando il nonsense genera significato. Potremmo definire il nonsense marketing come la strategia deliberata di generare senso dall’assurdo o quantomeno dallo “strano”. Sono tanti gli esempi di spot e campagne di comunicazione di successo fondate sull’assurdo. Che evidentemente piace, se realizzato con stile. È il caso dello Spot TV di Old Spice. Lo spot è fantastico ed è oggettivamente elegantemente senza senso. Il messaggio però arriva chiaro: il nonsense ci piace, attira la nostra attenzione e anzi rende interessante una storia che altrimenti sarebbe più che banale. Questo spot, la sua versione originale su youtube, ha fatto quasi 50 milioni di view.

La difficoltà di generare significato in uno spot di 30” è proprio il vincolo del tempo: in questo breve momento devi raccontare una storia che generi interesse in qualche modo nel tuo pubblico, devi raccontare il prodotto e il brand, dimostrare i suoi valori e in un certo senso convincere le persone a sceglierti tra l’offerta della concorrenza. Insomma, tanti obiettivi in pochi secondi. Per questo spesso si fa uso di strategie di comunicazione che in qualche modo rendano il nostro spot unico o almeno diverso dalla concorrenza: per cui abbiamo spot che ci commuovono o che ci divertono, spot con testimonial o con effetti speciali incredibili. 

Da notare come Old Spice, probabilmente sull’onda del successo del nonsense, abbia decisamente sposato la strategia e abbia forse degenerato verso una deriva un po’ meno elegante e un po’ più senza senso. Forse troppo. Ecco comunque uno dei nuovi spot.

Luca Bizzarri