Facebook e i Social Media Manager: dove finiscono i tuoi post?

Settimana scorsa abbiamo analizzato Edgerank, l’algoritmo di valutazione dei post, e il suo impatto sulle timeline dei nostri utenti: quello che ne è emerso in sintesi è che ogni post che facciamo viene filtrato e non mostrato a circa l’85/90% dei nostri utenti. Credo che a questo punto sia chiaro che il successo di un post non sponsorizzato dipenda un po’ da chi lo scrive e molto da Facebook stesso. L’ultimo update di Edgerank assegna dei valori ad ogni post per ognuna delle seguenti caratteristiche:

  1. Affinità, calcolata nel numero di interazioni tra i due soggetti (sulla base delle ultime 50 interazioni effettuate da ogni utente).
  2. Peso, inteso non solo come condivisione e like ricevuti ma anche dal volume di conversazioni che esso ha generato.
  3. Anzianità, se un post continua a generare interesse anche tempo dopo la sua data di pubblicazione, questo sarà spesso visibile sulla bacheca degli amici dell’autore, proprio in virtù del suo peso.

Abbiamo poi una quarta componente che è quanto il post risulta attrattivo per la proprio utenza quindi la tipologia del post, che è il dato inerente alla qualità dei testi del Community Manager: la qualità del testo passa attraverso il riscontro dei lettori. 

Cosa sta dietro Edgerank? Facebook afferma che il suo algoritmo è costruito e ottimizzato ogni giorno per garantire la migliore qualità possibile. La nostra opinione è che Facebook abbia infine trovato il proprio vero modello di business e stia lentamente ma progressivamente azzerando la portata organica di ogni post in modo che in un futuro non troppo lontano l’unica garanzia per avere il proprio post visualizzato sia quella di comprarne la diffusione (in effetti già ora non ci siamo lontani).

Per questo motivo perde di senso valutare i propri sforzi in particolare su Facebook attraverso metriche come like e visualizzazioni ma ciò che più conta sono le interazioni che riusciamo a generare. In questa ricerca Socialbakers dimostrano un assunto piuttosto importante: ad un numero maggiore di interazioni sui social media corrisponde un numero maggiori di viste al proprio sito e, quindi, di conversioni.

Conoscere le meccaniche di comportamento di Facebook può aiutarci a capire come muoverci al meglio nel suo universo ma c’è un’altra componente da considerare nell’equazione: i nostri consumatori. Vedremo settimana prossima un po’ di dati sorprendenti di quanto poco i nostri consumatori siano interessati alle cose che gli andiamo a dire.

Luca Bizzarri