Riflessioni di marketing: perché chiedere ad un’Agenzia di comunicazione?

Wow, da un titolo così chissà cosa c’è da aspettarsi in questo post: in effetti l’argomento è impegnativo e molto ampio, alla fine di questo articolo decideremo se gli è stato dedicato sufficiente spazio. Proprio in questi giorni stiamo ripensando il nostro metodo analitico di revisione e costruzione dell’ecosistema di comunicazione e sono sorte alcune riflessioni che vorrei condividere con voi perché ci sono spunti interessanti su quello che sta succedendo e quello che ci aspetta nell’immediato futuro.

Stiamo vivendo un ritorno al passato: le agenzie tendono (corsi e ricorsi storici) a ricentralizzare tutti gli aspetti della comunicazione sotto un unico cappello, dopo aver negli anni ’90 e 2000 progressivamente portato in outsourcing tutti i servizi, diciamo, accessori per un’agenzia (uno su tutti il media buying). Gli stessi Centri Media oggi, con il programmatic che avanza inesorabile, invocano una stretta collaborazione con le agenzie in un triangolo passionale Media-Agenzia-Cliente. Vi ricordo che il programmatic buying prevede piattaforme aperte anche ai clienti e quindi dai costi trasparenti per cui, fuori dai denti, oggi di gran moda e imprescindibile per il cliente ma di scarso appeal per il reparto Media.

Il mondo sta quindi cambiando, le Agenzie di comunicazione si devono rinnovare: quelle più classiche si lanciano sul digital pur senza avere skill adeguate, quella già digital si buttano su progetti software personalizzati, sui servizi o sul media e il cerchio si chiude: prima o poi tutto tornerà allo stato originario, in cui tutti fanno tutto e le specializzazioni saranno solo una parte del tutto? Forse sì o forse no, il fatto è che tutto cambia e il cambiamento va assecondato.

Oggi tutti fanno o vendono comunicazione: incubatori, start-up, sviluppatori, centri media, società di servizi, architetti e chissà chi altri. Ma siamo tutti capaci di fare buona comunicazione? Questo è un punto fondamentale della dissertazione di oggi: si parlava in Agenzia di una struttura che vende un sito a 99 euro (vi piacerebbe sapere chi era, eh?) e mi chiedevo quanto potesse essere interessante per un’Azienda avere un prodotto standardizzato, scarsamente personalizzabile e sul quale non si può intervenire in alcun modo. Certo a 99 euro. La domanda che si dovrebbe fare un uomo di marketing che tiene al lavoro che fa e alla sua Azienda non è tanto a cosa gli possa servire o quanto possa costare un sito del genere piuttosto quali danni d’immagine può creare la realizzazione di materiali standard, non disegnati sulle proprie esigenze. Eh sì, perché quello che spesso si dimentica è che l’immagine di un’Azienda è un patrimonio che essa dovrebbe costruirsi nel tempo ed è uno di quelli che più agisce in fase di acquisto nella testa del consumatore.

Se ne facciamo solo una questione di soldi, anche se dubito che una Società non abbia budget per farsi un sito web, sono convinto che sia meglio non fare nulla che creare un danno potenziale. Attenzione: non ce l’ho con il sito a 99 euro in particolare, era solo un esempio. Non ho visto il prodotto finale e sono sicuro della bontà del risultato ma è un discorso più generalizzato: in Azienda, spesso si vede un marketing a volte organizzato e capace, altre volte che ha bisogno di una guida e che comunque quando si tratta di operazioni complesse si rivolge a professionisti.

Per cui, per chiudere, le Agenzie a qualcosa servono ancora: creatività, strategie, organizzazione, produzione ed esperienza sono ancora parole che in alcune occasioni valgono qualcosa? Ci auguriamo di sì.

Luca Bizzarri