Big Data e tecnologia: un nuovo approccio alla comunicazione

Qualcuno definiva il progresso tecnologico quel momento in cui una tecnologia, fino ad allora per pochi eletti, diventa disponibile a tutti: è sicuramente il percorso di smartphone e tablet che hanno nel bene e nel male rivoluzionato il nostro modo di vivere. Andiamo per alzata di mano: quanto di voi si svegliano la mattina e prima di alzarsi dal letto controllano le mail? Quanti voi mentre guardano la TV hanno in mano il cellulare per guardare Facebook? E quanti hanno il tablet appoggiato in bagno e lo usano principalmente in quel momento? Ok, l’ultima. Quanti a tavola al ristorante chattano con il gruppo di amici via Whatsapp? Quante ne avete alzate, 3 su 4? Non male.

Se questo non vi è bastato per capire quanto questa tecnologia sia entrata nella nostra vita quotidiana vi racconto questo aneddoto. Ero da un cliente l’altro giorno che mi raccontava di questa grandissima catena della GDO che ha visto un calo incredibile degli ultimi anni dei prodotti “dell’ultimo miglio”, quelli che sono appena prima del blocco casse. Si sono interrogati per mesi sul fatto che cicche e caramelle non fosse più d’appeal per i clienti e come potessero sostituirle. Infine si sono resi conto che molto più semplicemente, oggi, le persone in coda non si guardano più in giro ma hanno gli occhi puntati sul cellulare. Questo riduce notevolmente la spinta all’acquisto d’impulso che muove il fatturato di quei prodotti.

Ma perché vi racconto tutto questo? Voglio solo dimostrare anche ai più scettici che la maggior parte di noi vive quotidianamente con questi strumenti e si interfaccia con loro più di quanto si possa pensare: questo non può non incidere sul modo in cui comunichiamo con i nostri consumatori. Nell’immagine qui sopra vediamo lo schema che utilizziamo in presentazione per riassumere il concetto: la strada verso l’acquisto è costellata di touchpoint, ognuno dei quali attiva in quel momento l’interesse del consumatore.

Ma esattamente, oggi, cosa è un consumatore? In questi anni il suo ruolo in comunicazione è cambiato molto perché ha acquisito una consapevolezza di sé e del suo potere nei confronti dei Brand che prima non aveva: i suoi interessi aumentano perché è in grado di sapere più cose, ha accesso ad un mondo fantastico pieno di opportunità di incontri, eventi, sport e non so cos’altro che prima non aveva. Aumentando i suoi interessi, aumentano anche i suoi desideri: oggi ogni persona è un’entità complessa, costituita da tanti consumatori al suo interno che in momenti diversa di una stessa giornata presta attenzione selettiva ad alcuni argomenti piuttosto che altri, per poi tornare ad interessarsi ad altro. Insomma, quello che voglio dire è che non credo più nella forza del messaggio che parte in broadcast e arriva diretto, uniformato, uguale per tutti quanti. Questo deve esistere in realtà, ma deve essere parte di una strategia più ampia che possa parlare ad ognuno in maniera customizzata.

Fortunatamente oggi, proprio grazie alle stesse tecnologie che hanno complicato la situazione, i touchpoint a disposizione di un’Azienda si sono moltiplicati esponenzialmente e attraverso tecnologie come Big Data, le DMP, i cookie, le DSP & co. siamo in grado di conoscere i gusti e gli interessi del nostro target e sapere quali sono i momenti giusti in cui lanciare il messaggio. Attenzione non sto dicendo che radio, TV e compagnia bella siano morti, tutt’altro. Bisogna solo trovare il giusto mix, perché ricordiamoci sempre che dietro il successo di una campagna digitale ci sono mezzi offline che spingono (e lo fanno bene).

Questo è il presente. Chissà cosa può succedere tra qualche anno.

Luca Bizzarri