Web Performances, cosa sono e perché bisogna misurarle

Se vi dicessi che un sito viene misurato in performances, voi rispondereste “eh beh, ci mancherebbe altro”. Se vi dicessi però che non stiamo parlando di quanto traffico genera, il bounce rate o il tempo di permanenza sulle pagine, forse potreste avere una reazione diversa. Se infine vi dicessi che stiamo parlando di caratteristiche che impattano sulla user experience e che influiscono pesantemente sul comportamento degli utenti e sulle conversioni, beh dai datemi qualche soddisfazione.

Per abusare di una citazione già ripresa da tutti quelli che si occupano di performance:

Se non lo puoi misurare, non lo puoi migliorare

Mi sentivo un po’ escluso e ho voluto citare Lord Kelvin anche io e visto che oggi mi sento a mio agio con le citazioni… Kelvin, chi era costui? Uno sconosciuto qualsiasi che, oltre ad aver dato il suo nome alla omonima scala di misurazione della temperatura e aver inventato il telegrafo elettrico, a metà del 1800 aveva già capito il vero principio della WPO: conoscere quello che è successo ci aiuta a capire e prevedere meglio ciò che potrà succedere.

Ah scusate, ho detto “WPO”. Vi presento la Web Performance Optimization, una neonata nel mondo delle scienze di ottimizzazione del proprio sito. Ovviamente oltre oceano questa è una pratica ormai diffusa e applicata anche al sito del proprio panettiere all’angolo, mentre qui prevediamo una sua diffusione nel corso dei prossimi anni. Perché quindi nei paesi digitalmente più avanzati le performance sono così importanti da essere diventati una specializzazione? Beh, primo perché sono importanti (vediamo qui sotto dei dati incontrovertibili). Secondo perché Internet è di fatto un mostro complesso che passa per Data Center sparsi in tutto il mondo, Provider altrettanto diffusi, eventuali CDN (Content Delivery Network), collegamenti dell’ultimo miglio che portano il segnale in casa, browser e infine per i device che possediamo. Ottimizzare un sito quindi significa tenere sotto controllo il numero più alto possibile di questi fattori.

Ma stavamo parlando di dati… ne snoccioliamo qualcuno, che con i numeri ci si capisce meglio.

In media un utente si aspetta che il sito venga caricato entro 2 secondi dall’ingresso: ogni secondo in più di loading può significare fino al 3% di abbandono del sito, 7% in meno di conversioni e il 16% in meno di soddisfazione del cliente. Sono numeri importanti che ci aiutano a capire quanto ogni millisecondo conti. Come ottimizzare il proprio sito? Come rendere il tutto più scorrevole, fluido e veloce? Cominciamo a dire che le web performances sono più che altro appannaggio dei designer che degli sviluppatori in quanto circa l’80% del peso di un sito è in front-end più che in ottimizzazioni della struttura del CMS.

Qualche esempio dell’importanza delle performance?

Case Study #1, Amazon: è stato analizzato che 100ms di ritardo (un decimo di secondo, se non fosse chiaro) nel caricamento di una pagina equivale all’1% nella revenue totale del sito. Quando si dice che “il tempo è denaro”.

Case Study #2, Mozilla Firefox: limando 2,2 secondi nelle sue landing page, ha aumentato le conversioni del 15,4% ottenendo circa 60 milioni di download in più ogni anno.

Case Study #3, Shopzilla: ha tagliato il caricamento della propria pagina di circa 4,5 secondi per arrivare ad un loading time di 1,2 secondi aumentando le revenue del 12% e le visite per pagina del 25%.

Luca Bizzarri

Fonte: Yottaa, Designers Guide to Web Performance.