Http/2, il nuovo standard di navigazione

HTTP/2 è l’evoluzione dell’attuale protocollo di trasferimento dati che i nostri browser usano per scaricare i dati e visualizzare il sito che stiamo aprendo: ovviamente questo succede nostro malgrado, non è che decidiamo se usarlo o meno, anche se possiamo decidere di utilizzare un’altra modalità di trasferimento dati (ad esempio l’FTP, File Transfer Protocol) che però serve ad altri scopi. Ma stiamo divagando.

Tornando a noi, HTTP sta per Hyper Text Transfer Protocol e nasce (versione 0.9) negli anni ’80 al CERN di Ginevra da Tim Berners-Lee (uno sconosciuto che è solo l’inventore del WWW come lo conosciamo oggi) che nel ’91 rilancia la versione 1.0 con diversi aggiornamenti. Più tardi con la diffusione di Mosaic (uno dei primi browser, qualcuno se lo ricorda?) emergono diversi limiti del protocollo che riletti oggi sembrano assurdi, cito da wikipedia:

Con la diffusione di NCSA Mosaic, un browser grafico di facile uso, il WWW conobbe un successo crescente e divennero evidenti alcuni limiti della versione 1.0 del protocollo, in particolare:

  • l’impossibilità di ospitare più siti web sullo stesso server (virtual host);
  • il mancato riuso delle connessioni disponibili;
  • l’insufficienza dei meccanismi di sicurezza.

L’HTTP 1.0 viene così superato nel 1997 dalla versione 1.1 che viene pienamente adottata nel 1999 e che con diversi aggiornamenti è la versione che ancora oggi stiamo utilizzando.

Ma questo HTTP, in definitiva, cos’è? È un meccanismo di negoziazione domanda/risposta che consente a Client e Server di comunicare: vale a dire che permette al nostro browser (ad esempio Chrome) di inviare richieste di trasferimento di pacchetti di dati ad un Server (ad esempio il sito di OFG, www.ofg.it) che, rispondendo alla richiesta, ci aiuta a visualizzare il sito richiesto. Insomma, vuoi vedere un sito? Digiti l’indirizzo e quando il sito appare significa che stai usando con un certo grado di inconsapevolezza il protocollo HTTP.

Con le nuove tecnologie e la necessità di costruire siti sempre più densi di contenuti mantenendo una certa velocità di navigazione (abbiamo visto la sua importanza nel nostro articolo sulla WPO) si apre la necessità di rendere più fluida la fruizione di ogni sito: nasce così l’HTTP/2 che si prefigge, oltre alla velocità, di mantenere un elevato livello di compatibilità con la sua versione precedente. Non scenderei nel dettaglio di come viene abbattuto il tempo di caricamento, visitate Mamma Wiki se volete approfondire. 

Insomma, più velocità allo stesso prezzo: i siti che già esistono non hanno bisogno di alcun adeguamento. Potete controllare le performance del vostro sito caricato simulando l’HTTP/2 su loadimpact.com: il nostro sito dovrebbe guadagnare un 25% in risparmio di tempo.

Tirando le somme: HTTP/2 è una figata perché velocizza ma in molto dicono che in realtà la svolta epocale che ci si aspettava non arriverà, visto che molte delle implementazioni richiedono complicate attenzioni da parte degli sviluppatori. Insomma, chi vivrà, vedrà.

Luca Bizzarri