Errori SEO da evitare in un e-commerce: impostare i filtri

Vi è mai successo di entrare in un nuovo supermercato? Per quanto tempo avete cercato il sale che nel vostro market abituale è nella corsia della pasta e invece lì non l’avete trovato ma avete dovuto chiedere? Semplice e solita analogia del negozio tradizionale per spiegare il commercio elettronico: in effetti a ragionarci a fondo siamo esattamente sullo stesso piano e per trovare i prodotti che cerco ho bisogno di indicazioni. Con più chiarezza queste indicazioni sono esposte, maggiore sarà la facilità di recuperare quello che sto cercando.

Ecco perché, proprio come i cartelli che indicano la navigazione tra le corsie di un supermercato, l’implementazione di filtri intelligenti all’interno di un e-commerce sono fondamentali per la user experience da un lato e per le conversioni dall’altro.

Per esperienza vi dico che organizzare dei filtri coerenti e pratici è un’operazione molto complessa: non tanto tecnicamente, lato sviluppo dico, quanto dal punto di vista dei contenuti. Quello che voglio dire è che per ogni prodotto vanno:

  1. evidenziate le sue principali caratteristiche tecniche
  2. messe in relazione con quelle che sono più rilevanti per i consumatori
  3. appiccicate come attributi ai prodotti stessi

Il passo più delicato è il secondo: capire esattamente quali sono gli attributi che i tuoi utenti cercano per quel determinato prodotto. Capite che se un’azienda vende 20 prodotti il percorso è breve, ma se parliamo anche solo di qualche centinaio la cosa si fa più complessa. Si potrebbe pensare che per prodotti standard, elettronica o altro, per i quali ci si appoggia ad un fornitore terzo che lavora con listini predefiniti la cosa sia più semplice: in linea teorica è vero, ma solo in linea teorica. Questi fornitori dovrebbero fornire elenchi di attributi per ogni codice produttore ma spesso sono incompleti o poco utili e on ogni caso non sono personalizzabili: per cui da un lato è tutto già fatto, dall’altro ci si deve accontentare. Inoltre, quando si aggiunge un altro fornitore c’è il problema della coerenza tra le diverse fonti che, vi assicuro, non è affatto scontata.

Lato SEO non c’è molto da dire se non che sulle pagine che consideriamo “target di ricerca” (vale a dire un prodotto vero e proprio che può essere cercato tramite una query sul sito), dobbiamo avere pagine dedicate con URL parlanti: in questo modo il motore di ricerca avrà pagine da indicizzare e da incastrare in un contesto. Per gli elementi “non target di ricerca” (vale a dire le pagine che vengono generate in modo dinamico ad esempio proprio dai filtri) invece è prassi usare un rel=canonical per evitare la duplicazione dei contenuti.

Luca Bzzarri